Dittatore al verde

By davide sometti | aprile 21, 2012

tratto integralmente da: Internazionale N. 945 20/26 aprile 2012

Una casa anonima e malandata alla periferia di Minsk. Il bambino di Anja dorme nel suo passeggino all’aperto, a 15 gradi sottozero. A quanto pare il freddo fa bene alla circolazione. In cucina l’acqua per il tè bolle in una vecchia pentola smaltata. Volodia, il fratello di Anja, è arrabbiato con la nonna, che non è d’accordo con lui. Volodia vuole convincerci di quella che per lui è un’ovvietà: cioè che il 2011 è stato un incubo per i bielorussi. La moneta nazionale, il rublo bielorusso, ha perso due terzi del suo valore e l’inflazione ha toccato il 108 per cento. “Però abbiamo da mangiare”, mormora la babushka, occupata a rammendare un accappatoio rosa. “Ma che dici?”, riprende il nipote, mentre la donna si torce le mani inquieta per la presenza di un estraneo in casa sua. “Ma se vivi di pane e latte cagliato!”. Poi, rivolto a me: “Venga a vedere il frigorifero”. All’interno un po’ di burro e barattoli di conserve fatte in casa con le verdure dell’orto. “L’ultimo pezzo di carne l’abbiamo comprato un mese fa”.

Anja (che ci ha chiesto di non rivelare il cognome) ha 25 anni e lavora in un asilo nido. L’unico presidente di cui ha memoria è Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994.
Anja guadagna 50 euro al mese e vive con la nonna e il fratello. Volodia fa il tassista, ma lavora sempre di meno. Ormai nemmenonei giorni più freddi la gente si concede il lusso di una corsa in taxi. Il 19 dicembre 2010, la sera delle elezioni che hanno consegnato a Lukashenko il quarto mandato presidenziale di fila, la curiosità aveva spinto Volodia ad andare a vedere cosa stava succedendo in piazza Indipendenza, dove si erano raccolti quasi trentamila manifestanti per protestare contro i brogli elettorali. Ma durante la protesta Volodia è stato arrestato insieme a centinaia di altre persone, tra cui i leader dell’opposizione.
Ha passato quindici giorni in una cella con altre sette persone. Un’esperienza che lo ha definitivamente allontanato da batka, il padre del popolo, come i bielorussi chiamano Lukashenko. “Fino a due o tre anni fa tutti i pensionati, le persone come mia nonna, votavano per Lukashenko perché aveva aumentato le pensioni. Oggi nessuno lo sostiene più, a parte un piccolo gruppo di fanatici”. I bielorussi sono rimasti a lungo abbagliati da un miraggio che aveva un nome preciso: stabilità. Lontana dalle convulsioni della Russia degli anni novanta, Minsk ha dato vita a un sistemapolitico in cui i cittadini erano protetti e inquadrati da uno stato onnipotente. Ancora oggi il settore privato rappresenta meno del 30 per cento dell’economia, e anche in questo campo la presenza dello stato è imponente. Subito prima delle ultime presidenziali il regime ha deciso di aumentare generosamente gli stipendi e le pensioni. Questa manovra populista, messa in atto con le casse dello stato vuote e l’economia in grande difficoltà, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Dal marzo del 2011 il rublo bielorusso ha cominciato a perdere valore. Ma invece di ricorrere allasvalutazione il regime ha adottato una linea ambigua, alimentando la paura. Migliaia di persone hanno preso d’assalto gli uffici di cambio per avere valuta pregiata. “Per sette mesi, fino al settembre 2001, abbiamo vissuto un periodo di follia amministrativa”, spiega l’economista Sergej Chaly. “Invece di adottare il più rapidamentepossibile un tasso fluttuante per il rublo, le autorità hanno mantenuto a lungo un tasso artiiciale per evitare che i redditi reali crollassero. Poi siamo tornati alla realtà, alla solita inefficienza della nostra economia.
I trecento dollari dello stipendio medio sono quello a cui possiamo aspirare. Non abbiamo tempo da perdere, servono delle riforme radicali”. Questo ritorno alla realtà è stato possibile grazie all’aiuto di un generoso e interessato benefattore, la Russia. La Bielorussia oggi somiglia a un drogato alla ricerca del denaro necessario per la sua dose quotidiana. Ma il denaro non può salvare il paese: gli può permettere al massimo di arrivare a fine giornata, senza impedire una lenta decomposizione. “La situazione è migliorata rispetto a qualche mese fa”, riconosce l’economista Oleg Romancuk, che è stato candidato alle ultime presidenziali. “Ma è solo un miglioramento temporaneo.
Quest’anno dobbiamo rimborsare 12 miliardi di dollari. E le nostre riserve in valuta estera e in oro sono di otto miliardi”. Di recente la rappresentante del Fondo monetario internazionale a Minsk ha ammesso la sua perplessità di fronte alle previsioni ufficiali di crescita per il 2012, che il governo stima al 5,5 per cento. Un modo educato per dire: le cifre sono ancora più ostinate di voi, la festa è finita. Il governo ha preparato una lista di imprese da privatizzare per un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari. La vendita dei gioielli di famiglia continua senza pensare al futuro.

Un grande kolchoz

Il mercato di Zanoviči è un enorme spazio commerciale nella parte meridionale di Minsk: banchi di carne, frutta e verdura, ma anche elettronica e abbigliamento. Quello che colpisce sono i prezzi, molto alti per gli standard bielorussi. Un chilo di carne di manzo costa l’equivalente di sei euro.
Nei bar e nei ristoranti di Minsk una triste gioventù balla al ritmo di musica molto cadenzata. Ragazze belle e slanciate intrattengono grassi stranieri di passaggio, che ricambiano a modo loro: con cocktail, soldi e gioielli. Scappare, andare via, ovunque, possibilmente in Russia, dove tutto sembra migliore. Anche i giovani imprenditori, stanchi di una burocrazia avida e onnipresente, preferiscono trasferirsi dall’altra parte della frontiera. “A Mogilev, dove sono nato, ci sono agenzie che reclutano lavoratori da mandare in Russia per qualche mese”, spiega Dzianis Meljantsu, dell’Istituto bielorusso per gli studi strategici (Biss). “Il regime è soddisfatto: questi lavoratori mandano soldi a casa e non partecipano alle proteste”. Andrei Karpunin, da 13 anni proprietario della società Registr, è un importante imprenditore che si occupa di editoria, immobili e pubblicità. Il suo successo sembra inarrestabile nonostante il rallentamento dell’economia. A 36 anni Karpunin si dice pessimista, anche se preferisce non sbilanciarsi troppo. Solo un mese fa un’intera équipe di programmatori lo ha abbandonato per trasferirsi a Mosca. “Non posso fabbricare soldi”, sospira. “Non ho licenziato nessuno dei miei dipendenti che avevano manifestato contro il regime nel 2010. Anzi, ho dato 15 giorni di ferie a chi era stato arrestato e aveva passato il capodanno lontano dalla famiglia”. Quando i suoi dipendenti sono usciti di prigione, Karpunin è andato ad aspettarli con una bottiglia di cognac. Karpunin viaggia spesso. Si guarda attorno ed è molto preoccupato per quello che vede. Per le riforme, sostiene, non c’è tempo da perdere. “Il problema non è tanto sapere se a guidare il paese sarà Lukashenko da solo o in tandem con il presidente russo Vladimir Putin. L’attività delle imprese è sottoposta al controllo di 80 diversi enti pubblici”, sospira Karpunin. “Se usano la forza, vuol dire che sono i servizi di sicurezza.
Se si presentano con il sorriso sulle labbra, allora si tratta del fisco. Ma siamo comunque più tranquilli di tre anni fa, quando il regime aveva esplicitamente deciso di impadronirsi del 10 per cento dei redditi di ogni impresa”. Karpunin pensa che l’attuale periodo di relativa stabilità, arrivato dopo il caos del primo semestre del 2011, stia per finire. “Entro breve il governo dovrà trovare i finanziamenti per il settore agricolo, almeno 15 miliardi di rubli. Ma questi soldi non ci sono. E in qualche modo bisognerà trovarli”. La conseguenza potrebbe essere un nuovo ciclo inflazionistico.

Abbiamo voluto vedere da vicino uno dei progetti faro del regime di Lukashenko, gli agrogorodki: degli insediamenti rurali voluti per rilanciare l’agricoltura ed evitare lo spopolamento delle campagne. Lukashenko punta a costruirne 1.500. Per visitare Žuravliny, vicino Brest, nell’ovest del paese, bisogna chiedere l’autorizzazione alla direzione della struttura, che riunisce tre villaggi. Nell’area, precisa il sito web della struttura, ci sono tre scuole medie e superiori, due materne, tre palazzi della cultura, due cliniche e tre chiese ortodosse. Il problema è che per vederle bisogna ottenere l’autorizzazione del dipartimento per il lavoro ideologico del distretto. Un permesso che non arriverà mai. Il regime, intanto, alimenta una visione idilliaca del popolo bielorusso, puro e innocente, e in particolare di quello rurale, attaccato alle tradizioni, alla terra e ai vecchi valori. Lukashenko è il direttore di quel grande kolchoz che è il paese e i cittadini sono i suoi dipendenti. Il regime bielorusso ha superato lo stadio del comunismo. Del passato ha conservato solo il dirigismo, il controllo delle masse e le vie dedicate agli eroi sovietici. In ogni fabbrica, in ogni kolchoz, in ogni amministrazione, il capo ha un addetto al lavoro ideologico. Ma di ideologia non c’è traccia: si tratta solo di individuare gli oppositori e chi crea problemi.

La Bmw dell’oligarca

Tuttavia, spesso sono proprio quelli che non filano dritto gli unici che riescono a rimanere in piedi. Nella città di Mikaševicij, a duecento chilometri da Minsk, incontriamo alcune di queste persone. Il cuore pulsante della città è l’azienda Granit, il cui nome lascia facilmente intuire il settore di attività. Nel dicembre 2011 in questa impresa, molto redditizia, si è verificato un evento incredibile, che i mezzi d’informazione nazionali hanno volutamente ignorato.
Duecento operai (su tremila) hanno deciso di creare un nuovo sindacato. Chiedevano stipendi più alti e relazioni migliori con la dirigenza. Questa decisione è stata accompagnata da un aperto gesto di sfida: gli operai hanno chiesto di uscire dal sindacato ufficiale, la Federazione dei sindacati di
Bielorussia, che ha quattro milioni di iscritti e si articola in migliaia di organizzazioni locali. La Federazione è molto ricca: possiede alberghi, strutture mediche e sportive.
Ed essendo la prima partner dello stato, se non una sua diretta appendice, non è particolarmente attiva nella difesa dei suoi iscritti.

A dicembre, quando il movimento ha cominciato a crescere considerevolmente, le pressioni sui lavoratori ribelli si sono fatte sempre più forti. E, considerato che i rimproveri non sembravano bastare, la direzione ha organizzato degli incontri individuali.Molti operai sono stati minacciati e alla fine ottanta lavoratori hanno ripreso la tessera della Federazione. Il leader dei contestatori, Oleg Stakhaievic, autista di camion, hasubìto una strana procedura per infrazione al codice della strada. Accusato di non aver dato la precedenza a un pedone e di aver guidato in stato di ebbrezza, oggi rischia la sospensione della patente, e quindi il licenziamento. Ma Stakhaievic non è tipo da lasciarsiintimidire e l’avvicendamento di alcuni dirigenti di punta alla Granit è stato per lui una prima vittoria.

La strada da Minsk a Mikaševicij è dritta ma in pessime condizioni. Quando arriviamo a destinazione c’è un pallido sole che dà un certo fascino alle vecchie casette in legno, affiancate da edifici in mattoni più recenti ma piuttosto malridotti. Passiamo accanto a un monumento che celebra i partigiani della seconda guerra mondiale, auna statua di Lenin, a un cane randagio e a qualche antenna parabolica. In lontananza si staglia nel cielo una ciminiera della Granit.

Nei pressi dello stabilimento ci sono i palazzi degli operai, di colore grigio sporco e piuttosto deprimenti, ma ben riscaldati.
Nell’appartamento di Anatoli Litvinko, 36 anni, incontriamo alcuni dei dissidenti. “Per ora siamo come dei conigli che corrono in tutte le direzioni senza meta”, dice Litvinko. “Vogliamo un riconoscimento ufficiale e una sede, come prevede la legge”.
Il gruppo parla senza problemi delle condizioni di lavoro, in continuo peggioramento.
“Ma non vogliamo fare politica, altrimenti zac!”, mette subito in chiaro Dmitrij, che preferisce non rivelare il cognome, passandosi il pollice sulla gola: “Qui tutti si conoscono. Se qualcuno protesta, la moglie o il padre rischiano il licenziamento”. Dmitrij lavora alla Granit da quindici anni. Guadagna circa 250 euro al mese. E, come tutti gli altri, quando cucina le polpette aggiunge alla carne, ormai carissima, sempre più pane secco. Aleksandr Kushnerevic, un ragazzo loquace di 27 anni, prende uno stipendio più alto. Guida un camion nuovo da 55 tonnellate e lavora moltissimo.
“La corruzione è tale che non riesco ad avere nemmeno i soldi per i pezzi di ricambio”, spiega. “E poi le condizioni meteorologiche sono durissime. Si può dire che siamo come dei kamikaze. D’estate nelle cabine, che non hanno l’aria condizionata, la temperatura arriva a 50 gradi. D’inverno i denti delle ruspe elettriche si rompono per il gelo”. Prima di diventare padre e di accollarsi il mutuo dell’appartamento, Aleksandr non si faceva molti problemi: “Vivevo per divertirmi”.
Ha anche votato per Lukashenko, in segno di riconoscimento per i suoi 800 euro mensili di stipendio, che nel 2001 gli hanno permesso di comprare una vecchia Bmw. Un’auto che gli ha attirato non poche battute ironiche da parte degli amici. Il suo soprannome è “l’oligarca”. Oggi, tuttavia, Aleksandr è molto arrabbiato: contro le autorità, contro i dirigenti della Granit e contro il comune, che si disinteressa dei bisogni delle famiglie. Per l’arcaico regime bielorusso, l’opposizione più pericolosa è quella dei suoi figli, che non riesce più a nutrire dignitosamente.

Elezioni Presidenziali Russe 2012

By davide sometti | marzo 5, 2012

Ecco i risultati delle elezioni Presidenziali:

  • Vladimir Zhirinovsky 6,20%
  • Gennady Zyuganov 17,20%
  • Sergey Mironov 3,90%
  • Mikhail Prokhorov 7,90%
  • Vladimir Putin 63,70%

Certamente rivestono qualche dubbio i risultati del Caucaso dove si arriva a percentuali del 99% in favore del nuovo Presidente, in ogni caso la vittoria di Putin è netta in tutte le sezioni.

Anche in Italia il 48% ha votato in favore di Putin contro un 32% in favore dell’oligarca Prokhorov.

Giusto per uscire dalla solita solfa anti putiniana sic et simpliciter eccovi un commento che merita di essere pubblicato.

“In Russia  le riserve valutarie sono aumentate di 16 volte (505 miliardi di dollari, terze al mondo), il debito pubblico e’ sceso al 8% (in Italia siamo al 120%), il PIL e’ cresciuto del 6% in media annua (nel 2011 tasso di crescita piu’ alto del G8), i redditi pro capite sono aumentati di 7 volte, le pensioni di 7,5 volte, i volumi commerciali 6 volte, il fondo stabilita’ di 37 volte, il parco macchine e’ aumentato di 1,5 volte, le costruzioni edili sono raddoppiate, e’ incentivato lo sviluppo demografico (per il secondo figlio bonus di 15.000 euro). L’IVA e’ tra il 10 ed il 18%. Imposta sul reddito persone fisiche – 13%. Sui dividendi 9%. (tasse abbassate nettamente da Putin nei primi anni del suo mandato).Un litro di benzina costa mediamente 65 centesimi.”

Gorbaciov, c’è l’archivio che svela le crudeltà

By davide sometti | agosto 17, 2011

Chernaiev scrisse: “Colpa sua il sangue di Vilnius”

di Christian Neef

Aventi anni di distanza c’è una decisione che molti rimproverano ancora a Mikhail Gorbaciov. Quando il 22 agosto 1991 – dopo tre giorni di arresti domiciliari in Crimea insieme alla moglie Raissa – un aereo lo riportò da Foros a Mosca, l’allora sessantenne leader dell’Urss, invece di farsi condurre immediatamente dinanzi al parlamento, dove per 72 ore 60mila suoi sostenitori si erano battuti per lui, ordinò all’autista di dirigersi verso la sua dacia fuori Mosca. Un errore imperdonabile che diede ai golpisti il tempo di riorganizzarsi.

Nei giorni seguenti Raissa distrusse 52 lettere inviatele dal marito “quando erano giovani” e lo stesso Gorbaciov diede alle fiamme 25 quaderni di appunti conservando solamente il suo diario personale. Si salvarono invece i documenti ufficiali relativi ai sei anni in cui aveva retto le sorti del Paese. Tra i documenti – donati da Gorbaciov alla sua fondazione – anche gli archivi personali dei suoi consiglieri di politica estera Vadim Zagladin e Anatoly Chernaiev.

I documenti portano alla luce i molti problemi che affliggevano il sistema sovietico: all’epoca nei negozi sovietici non c’erano più né uova né zucchero e persino la vodka scarseggiava. Eppure nel settembre 1988 Mosca continuava a versare milioni di dollari ai partiti “fratelli” di tutto il mondo mentre il braccio destro di Gorbaciov, Anatoly Chernaiev, aveva dovuto chiedere al suo autista di farsi installare una linea telefonica in casa per poter parlare con il segretario del Pcus. Molti documenti restano ancora tabù, principalmente perché si discostano dall’immagine che Gorbaciov ha sempre dato di se stesso, cioè l’immagine di un riformista che con determinazione cercava di cambiare il suo Paese secondo principi più moderni e democratici. Ma è proprio così? Il giovane storico russo Pavel Stroilov durante una sua visita alla Fondazione Gorbaciov ha copiato segretamente 30mila pagine del materiale contenuto negli archivi. Ne emerge un Gorbaciov diverso, un leader che in quei giorni caotici aveva perso il controllo della situazione, un personaggio ambiguo, spesso incline al compromesso con i duri del partito e i militari, un uomo che forse ha dato l’ordine di soffocare nel sangue le rivolte in Georgia, Azeirbaigian, Lituania.

D’altro canto in quei giorni ai governi occidentali interessava soltanto sapere se l’Unione sovietica avrebbe ritirato le truppe dai Paesi dell’Europa centro-orientale e quindi consentirono a Gorbaciov di mentire spudoratamente, come quando aveva assicurato al telefono a George Bush che non sarebbe intervenuto a Vilnius e invece due giorni dopo le truppe sovietiche occuparono la sede della tv nella capitale della Lituania uccidendo 14 persone. Lo stesso Kohl, quattro giorni dopo, parlando al telefono con Gorbaciov, accennò all’episodio solo di sfuggita e lo giudicò “inevitabile e necessario”. Ma questi comportamenti gli alienarono le simpatie dei suoi amici e sostenitori.

“Gorbaciov sta dalla parte di coloro che si sono sporcati le mani di sangue a Vilnius”, scrisse Chernaiev nel suo diario. E subito dopo dettò alla sua segretaria una lettera che in qualche modo anticipava il funerale politico di Gorbaciov. “Mikhail Sergeyevich, il suo discorso al Soviet Supremo sui fatti di Vilnius ha segnato la fine di un’era. Non è stato il discorso di un grande statista. È stato un discorso confuso, balbettante. Voleva cambiare il mondo, ma lo sta distruggendo con le sue mani”. All’epoca la segretaria fece sparire la lettera ritenendola un atto di tradimento contro Gorbaciov. Dai documenti segreti non ne esce bene nemmeno Helmut Kohl che perdonò a Gorbaciov falsità e menzogne di ogni genere per il solo fatto che aveva consentito il crollo del Muro di Berlino senza schierare i carri armati sovietici a difesa della Germania Est.

D’altro canto – come emerge da moltissimi dei documenti – fino all’ultimo Gorbaciov pregò la Germania, gli Stati Uniti e l’Occidente di aiutare economicamente l’Urss il cui crollo “sarebbe stato un disastro per tutti”. Si sbagliava. Il 25 dicembre del 1991 Gorbaciov rassegnò le dimissioni e l’Unione sovietica scomparve dalla carta geografica.

© 2011 Der Spiegel. Distributed by The New York Times Syndicate
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

Arrestati i sosia di Lenin e Nicola II

By davide sometti | giugno 9, 2011

Un sosia di Lenin è stato fermato dalla polizia vicino al Cremlino per aver gridato delle volgarità, ma ad accorrere in suo aiuto ci ha pensato il sosia dello zar Nicola II. Serghiei Soloviev è stato portato arrestato perché un venditore ambulante ha affermato di essere insultato dal sosia di Lenin, spiega il sito “Lifenews.ru”.

Lenin, però, ha ricevuto il sostegno del sosia di Nicola II, Viktor Tchepakssov, che è stato a sua volta arrestato, e che ha proposto ai poliziotti di essere fucilato davanti al commissariato (alludendo all’uccisione dell’ultimo zar, il 17 luglio 1918, per mano della polizia politica di Lenin). I due lavorano da 9 anni all’entrata della piazza Rossa, dove si fanno fotografare dai turisti. In tribunale Lenin ha avuto una crisi d’ipertensione arteriosa ed è stato portato via in ambulanza. Così il processo del padre della rivoluzione bolscevica dovrà ancora attendere.

fonte: Il fatto Quotidiano, 9 giugno 2011

С Днем Победы!

By davide sometti | maggio 9, 2011

Circa 23 milioni di vittime tra militari e civili, è questo l’ingentissimo
bilancio della Seconda Guerra Mondiale dal lato Sovietico, il più alto in assoluto, spesso messo in secondo piano dall’ingrato mondo occidentale filo-yankee.

Onore ai combattenti – caduti e non – che ci hanno liberati dal nemico nazista!

С Днем Победы! Ура! Ура! Ура!

Un fantasma si aggira per la Russia: la droga

By davide sometti | aprile 20, 2011

tratto dal “Fatto Quotidiano” del 20 aprile 2011

di Giancarlo Castelli

Il fatalismo russo. “Mia madre vide cadere la foto di mio figlio dal muro”. “Figliolo, corri da Ivan. Deve essere successo qualcosa”. Era successo che il ragazzo era morto di overdose, nella sua stanza del distretto di Khovrine, nord di Mosca. A scoprire il corpo del giovane era stato il padre, Sergej Kanev. Di professione giornalista, conosciuto proprio per le sue inchieste di cronaca nera. Lui, grande e grosso e con la grinta del mestiere, qualche giorno fa ha scelto di condividere un tale dolore attraverso una lettera aperta alla Novaja Gazeta. “Quando un ragazzo muore di droga, i familiari nascondono la verità, dicono a parenti e amici ha sofferto a lungo oppure si è fermato il cuore   all’improvviso. Ma io non voglio tacere”. Kanev, nella lunga lettera di cinque pagine, ricorda Ivan da bambino, la sua prematura fascinazione per i “vory v zakone”, i “ladri in legge”, vere e proprie organizzazioni criminali russe, a metà tra la mafia nostrana e la yakuza giapponese (l’ultimo padrino ucciso nel 2009, Vjaceslav Ivankov, era proprio detto “il giapponese”).

Ma più ancora della mafia, Kanev si è imbattuto nella corruzione di chi quel narcotraffico dovrebbe reprimere, cioè la polizia. Un fenomeno, quello della tossicodipendenza, che in Russia, secondo lo stesso presidente Dmitrij Medvedev, coinvolge 2,5 milioni di persone, anche giovanissime tanto da aver proposto il test antidroga obbligatorio   nelle scuole. La vera tragedia, però, è rappresentata dall’eroina: in Russia, per questa sostanza, muoiono ogni anno 60mila persone. A parte le cifre differenti, il dramma ricorda quello che è stata l’Italia negli anni ’70 e ’80 quando l’eroina fece   il boom. Un esercito di tossicodipendenti: davanti alle farmacie di Mosca o San Pietroburgo (spesso compiacenti) dove si possono acquistare medicine con blanda presenza di codeina o al chiuso delle case degli spacciatori, le file dei “tossici” ricordano quelli delle periferie nostrane di 30 anni fa.

La corruzione della polizia russa, invece, è una peculiarità tutta propria. Quando Ivan veniva raccolto in giro per la città dopo qualche furto e qualche giorno di galera, al padre confessava candidamente che la “roba” la comprava dai “menty” (la polizia cittadina, ndr) e che conosceva almeno cinque club in città dove la polizia trafficava in spaccio. Addirittura fu testimone dell’arresto,   da parte delle forze speciali russe, di alcuni agenti della “narcotici”, alcuni dei quali funzionari dell’Fsb, il servizio segreto russo. Per questo, quando Kanev trovò nella buca delle lettere il depliant dello “Zar” antidroga Viktor Ivanov in cui era spiegato, con raffinata analisi, ch la colpa della diffusione della droga era il risultato delle modificazioni geopolitiche avvenute in Afghanistan (e quindi, colpa dell’Occidente e della Nato) avrebbe voluto gridargli: “Cercate i colpevoli di fuori e non vedete i vostri poliziotti che ve la vendono sotto il naso”. Peggio con le comunità terapeutiche: una, detta, “Città senza droga”, era stata chiusa (ma poi riaperta) quando all’interno erano stati scoperti “tossici” legati per giorni ad un palo, vestiti da clown.

Un aiuto per salvare la piccola Polina

By davide sometti | aprile 3, 2011

«Polina ha bisogno di aiuto, solo farmaci molto costosi possono darle una vita normale». È questo l’appello che l’associazione Aiutateci a Salvare i Bambini, guidata da Ennio Bordato, ha ricevuto dalla clinica pediatrica di Mosca e gira ai trentini. «Marina, mamma di Polina, chiede un aiuto volto all’acquisto del farmaco Miglustat (Zaveska) per curare la sua unica figlia. La bimba è invalida e si è ammalata all’età di 1 anno e 2 mesi. Ma è stato solamente nel gennaio del 2011 i medici sono stati in grado di effettuare una diagnosi: malattia di Niemann-Pick di tipo C (NPC)». L’unica opzione possibile per curare la bambina è il farmaco summenzionato che può farla stare in piedi, iniziare a parlare e tenere il passo dei suoi coetanei. «Nella nostra famiglia la situazione finanziaria è molto difficile. Vi prego di aiutarmi in questa situazione». I pazienti che soffrono di questa rara malattia non possono metabolizzare correttamente il colesterolo ed altri lipidi. Di conseguenza, le quantità eccessive di colesterolo si accumulano all’interno del fegato e della milza e quelle di altri lipidi si accumulano nel cervello. La NPD di tipo “C” ha circa 500 casi diagnosticati nel mondo ed è sempre mortale. La maggior parte dei bambini muore prima dell’età di 20 anni (e molti prima dell’età di 10). L’Associazione spiega: «servono 25 mila euro per una prima terapia d’urto mentre la fase successiva sarà a carico del sistema sanitario della regione dove vive la bambina». Per donazioni è aperto il conto alla Cassa Rurale di Lizzana (iban IT 28 J 08123 20800 000000395763) o presso le Poste Italiane (c.c.p. 28026367), oppure online con carta di credito sul sito www.aiutateciasalvareibambini.org indicando sempre la causale: Polina.

Il nuovo Profumo, tra l’Eni e gli interessi di Putin

By davide sometti | marzo 25, 2011

fonte: “Il Fatto Quotidiano” del 25 marzo 2011.

L’annuncio ufficiale risale a pochi giorni fa: Alessandro Profumo ricomincia dall’Eni. L’ex amministratore delegato di Unicredit, a poco più di sei mesi dal clamoroso ribaltone che lo ha messo fuori dalla banca, è pronto a tornare in pista ad aprile come consigliere d’amministrazione del colosso petrolifero di Stato.

Fin qui tutto chiaro e neppure troppo sorprendente. Pochi in realtà si aspettavano che un manager del calibro di Profumo restasse a lungo disoccupato. Negli ambienti politici e finanziari, però, non è passata inosservata quella che a prima vista potrebbe sembrare una semplice coincidenza. È successo che proprio mentre si faceva il suo nome per l’Eni, l’ex capo di Unicredit ha annunciato che presto sarebbe entrato nel consiglio di sorveglianza dell’istituto di credito russo Sberbank. Quest’ultima è qualcosa in più di una semplice banca. È un colosso da oltre 210 miliardi di euro di attivo che fa capo al governo di Vladimir Putin.

In sostanza, Sberbank si trova spesso ad agire come il braccio operativo del potere politico. Il consiglio di gestione e quello di sorveglianza sono interamente composti da amministratori russi, tra cui molti rappresentanti della Banca centrale e dell’esecutivo. Insomma Profumo, salvo nuove sorprese, potrebbe trovarsi a essere l’unico straniero.

Sorprendente, certo. Ma a incuriosire di più il mondo finanziario è stato in realtà un altro fatto. Sì, perché se tutto andrà come previsto, l’ex capo di Unicredit si troverà contemporaneamente ai piani alti di una grande banca russa e nel consiglio dell’Eni, un gruppo, quest’ultimo di cui sono noti gli stretti legami d’affari con il governo di Mosca. Rapporti tanto stretti da sollevare di recente i sospetti dell’amministrazione Usa di Barack Obama.

Formalmente Profumo entrerà nel consiglio del colosso petrolifero come rappresentante di Assogestioni, l’associazione dei fondi comuni d’investimento. La sua nomina quindi non sarebbe riconducibile all’azionista di riferimento, cioè il ministero dell’Economia. È anche vero, però, che nei suoi ultimi mesi al vertice di Unicredit il banchiere si era molto ravvicinato a Giulio Tremonti, che nei giorni cruciali del ribaltone si spese per difenderlo. È andata come è andata, ma riesce difficile pensare che il ministro dell’Economia non veda con favore la nomina di Profumo. Il quale, da consigliere dell’Eni, seppure indipendente, si troverà anche a frequentare i corridoi di un’istituzione legata a doppio filo al governo di un Paese come la Russia fondato sul business dell’energia, petrolio e soprattutto gas. Unicredit ai tempi di Profumo si è mossa molto nell’Est, comprando banche in Ucraina e in Kazakistan: due affari che fin qui hanno portato solo perdite. Di recente invece il banchiere italiano avrebbe fatto da consulente a Sberbank per l’acquisto della banca d’affari Trojka Dialog. Si racconta che Profumo sia stato chiamato direttamente dal presidente di Sberbank, Herman Gref, il manager nato in Kazakistan ai tempi dell’Unione Sovietica da genitori di origine tedesca.

Gref, classe 1964, è legatissimo a Putin da almeno un ventennio. Anche lui, come il primo ministro russo (e come il capo di Gazprom, Alexei Miller) nei primi anni Novanta faceva parte della squadra di giovani rampanti ai vertici dell’amministrazione cittadina di San Pietroburgo. Dopo alcuni incarichi minori nel governo centrale per Gref è arrivata nel 2000 la nomina a ministro dell’Economia e poi, nel 2007, l’amico di Putin è sbarcato al vertice di Sberbank, che può essere considerata una gigantesca cassa di risparmio.

In Italia l’istituto russo non è molto conosciuto, ma a Torino, al vertice della Fiat, ricordano bene quando la banca di Gref sbarrò la strada al gruppo italiano che voleva comprare la tedesca Opel. Nel 2009 Sberbank finanziò l’offerta del canadesi di Magna e dell’oligarca russo Oleg Deripaska. Non se ne fece niente: Opel rimase alla General Motors. Gref però sembra comunque deciso a crescere all’estero. E un consulente come Profumo può sempre tornare utile.

Vittorio Malagutti

Da Varsavia a Mosca: un viaggio in bici oltre cortina

By davide sometti | gennaio 19, 2011

Il blog intervista un persona decisamente simpatica che ha fatto un percorso in bicicletta un po’ particolare…

Da Varsavia a Mosca per la bellezza di 1700 Km.

1. Come ti è saltato in mente di compiere quest’impresa?

In primo luogo devo confessare che ho scoperto il cicloturismo da poco meno di due anni. Prima, come molti ciclisti in Italia, avevo l’abitudine di effettuare solo delle piccole escursioni giornaliere. Per non farla troppo lunga: da quando ho scoperto la bicicletta come mezzo di trasporto da utilizzare per lunghi spostamenti a tappe il mio rapporto con la due ruote e con i viaggi è radicalmente cambiato.
La dimensione del viaggio assume caratteristiche completamente nuove: si carica di forti emozioni; concede la sensazione rara della libertà assoluta e contemporaneamente l’assoluta necessità del controllo sui propri limiti, fisici e mentali. E’ senz’altro un’esperienza indimenticabile.
“Va bene ci hai convinto … ma la domanda era: perché proprio la Russia?” Ok, ok adesso rispondo… Le ragioni sono molte, ma la principale è che sono innamorato della cultura russa e soprattutto sono stato attirato dal fascino che essa rappresenta.
La Russia prima, e l’Unione Sovietica poi, sono sempre state, nel male e nel bene, il “limes” remoto dell’occidente, il confine incerto che ne ha scandito, condizionandola spesso in silenzio, la storia.
Volevo attraversare quel limite, quella cortina che per anni ci ha tenuti divisi dall’altra Europa, che era per noi un luogo remoto, che per alcuni ha rappresentato l’incubo e per altri la speranza di un mondo diverso, e che comunque per tutti ha segnato, inevitabilmente, un’epoca.
Poi volevo ri-scoprire i luoghi di alcuni delle pagine più belle della letteratura russa e mondiale.
Ho dovuto scegliere ovviamente quali luoghi visitare, compatibilmente con un viaggio effettuato interamente in bicicletta, in territori per me completamente sconosciuti. Ho pensato che la cosa più semplice e suggestiva fosse seguire il percorso che portò nel 1812 le armate napoleoniche vittoriose dentro Mosca e poi alla ritirata e alla tragica sconfitta.
Infine speravo di ri-trovare nei paesaggi maestosi e sconfinati le atmosfere e la poesia del cinema russo.

2. Come ti sei organizzato dal punto di vista tecnico e di alloggi?

Prima di partire mi sono procurato un atlante stradale russo (trovato per puro caso in una libreria … alle volte il destino…) e una cartina stradale bielorussa. Ho studiato dettagliatamente il percorso, valutando la distanza e le eventuali possibilità di alloggio lungo il tragitto. Ho consultato numerosi siti russi turistici per avere informazioni circa la disponibilità di alloggio. Ho comunque portato con me la tenda nel caso non avessi trovato alloggio.
Ma non ho mai avuto l’occasione di usarla. Di estrema utilità mi è stato il forum Russia-Italia che mi ha fornito informazioni dettagliatissime e utilissime circa la richiesta del visto. Ah! dimenticavo.. per preparare il viaggio mi sono messo a studiare per un anno la lingua russa! E garantisco che non è stata fatica sprecata!

3. Quali maggiori problematiche hai riscontrato nel percorso?

Avevo programmato tappe molto lunghe, confidando nel fatto che il territorio fosse pianeggiante.
E’ stato un grave errore. Le pianure russe sono veramente irregolari, solcate da numerosi torrenti che in primavera diventano impetuosi fiumi e nel tempo hanno scavato profondamente il territorio. Le strade russe ignorano completamente le asperità del terreno e proseguono dritte in un continuo ed estenuante saliscendi. Vicino Smolensk ho trovato delle strade incredibili che sembravano “montagne russe” (forse da qui il nome?) con pendenze anche del 20%.
Il secondo problema è stato il vento. La pianura è spazzata quasi ininterrottamente da un fastidioso vento che dopo ore di marcia diventa intollerabile anche quando si presenta di modesta entità.
Infine la presenza, nelle campagne incolte e nelle foreste, di noiosissimi insetti come zanzare e tafani. Soprattutto nelle foreste e nei boschi, che spesso dopo le piogge si trasformavano in giganteschi acquitrini, l’aria si riempiva di zanzare e tafani affamati.
Per ultimo, ma non per importanza, c’è da considerare il lato psicologico. Pedalare per ore
lungo strade rettilinee che si perdono all’orizzonte, senza incontrare anima viva per chilometri, può essere faticoso e sfibrante.
Purtroppo durante il viaggio ho dovuto anche affrontare un problema d’intossicazione alimentare -forse della panna andata a male- che mi ha notevolmente indebolito impedendomi di recuperare adeguatamente le energie.
Ah! quasi dimenticavo! Vicino a Minsk si è anche rotto il sellino! per essere precisi l’anello di fissaggio del sellino.
Per fortuna a Minsk ho trovato il pezzo di ricambio. (curiosità: la sera precedente in albergo mi era capitato di accendere la televisione per curiosare nei programmi bielorussi e su un canale stavano trasmettendo Fantozzi tradotto in bielorusso! quando si dice: “il fato”).

4. Hai fatto 14 tappe di circa 100 km l’una, in quale hai avuto la maggior soddisfazione?

Avevo in effetti programmato delle tappe che a posteriori si sono rivelate troppo impegnative anche per i problemi di cui sopra. La tappa più lunga è stata la prima (quasi 160 km), ma non è stata la più faticosa. In media ho percorso 120 Km al giorno. Non c’è stata una tappa più bella dell’altra. Ci sono state esperienze molto belle un po’ dappertutto.
La foresta della Bialowieza è un posto affascinante. E’ l’ultimo “fossile” della foresta vergine che un tempo ricopriva l’intera Europa. Percorrerla in bicicletta per chilometri nella nebbia mattutina e nel più assoluto silenzio è stata un’esperienza indimenticabile. Poi l’ingresso in Bielorussia è stato molto emozionante per quello che significava per il mio viaggio anche se in verità c’era solo la recinzione della dogana.
Poi non posso dimenticare la visita a Treblinka in Polonia e a Khatyn in Bielorussia (da non confondere con la quasi omofona Katyń che si trova in Russia).
Il primo è il luogo in cui si trovava il famigerato lager tedesco. La seconda è – o meglio era – un villaggio bielorusso dato alle fiamme insieme a tutti i suoi abitanti dall’esercito tedesco in ritirata. Sono entrambi luoghi profondamente toccanti.
Poi la visita del campo di battaglia della Beresina e di Borodino (quest’ultimo famoso anche per la grandiosa descrizione contenuta in “Guerra e Pace” di Tolstoj).  Infine l’arrivo a Mosca in bicicletta direttamente nella Piazza Rossa con i turisti stupiti… neanche avessero visto un marx(z)iano.

5. Ripeteresti l’esperienza magari all’interno della Fed. Russa?

Si senz’altro. Ho intenzione di effettuare almeno altri due viaggi in Russia.
Il primo Da Kiev fino a Mosca ripercorrendo al contrario la tragica marcia dell’esercito italiano in ritirata dalla Russia, fino alla città di Volgograd (Stalingrado) e poi seguendo il Volga fino a Mosca.
Il secondo da Kaliningrad (la prussiana Königsberg del filosofo Kant) fino a San Pietroburgo attraverso i paesi baltici.
Il sogno poi sarebbe quello di attraversare l’intera Russia passando per la Mongolia e arrivare infine a Pechino. In ogni caso questo è più un sogno che realtà.

Tutti progetti che comunque non realizzerò nell’anno in corso. Adesso sto programmando tre viaggi (tra primavera ed autunno):
1. La riviera Ligure alla ricerca dei luoghi cari a Montale e Sbarbaro;
2. Il giro della Cornovaglia sulle tracce delle leggende arturiane;
3. La Cina imperiale, dalla millenaria capitale Xi’an (quella dell’esercito di terracotta per capirci) fino a Pechino.
Beh vedremo se riesco ad organizzarli!

PS. Prima di partire avevo un’idea della Russia come di un paese pericoloso e selvaggio, in preda alla criminalità e all’anarchia. Anche gli amici mi avevano vivamente sconsigliato il viaggio. Beh niente di più falso. Può anche darsi che sia stato molto fortunato e che abbia attraversato zone di provincia più tranquille delle grandi città, ma sta di fatto che la mia esperienza è radicalmente diversa da quella visione cupa e pessimistica. Ho trovato in Russia un calore ed una ospitalità impagabili. Dovunque sono stato accolto con grandissima cortesia e disponibilità: sono stato invitato a casa di estranei a prendere del tè, si sono prodigati nell’aiutarmi quando ho avuto guai con la bicicletta, mi hanno accolto quasi affettuosamente dovunque, elargendomi strette di mano e calorosi abbracci. Mi hanno concesso il loro tempo con pazienza, mi hanno praticato sconti del 50% sul prezzo dell’albergo, mi hanno regalato del cibo e il loro tempo, e tutto questo sempre accompagnando i loro gesti con grandissimi sorrisi e una profonda complicità. Non ho mai trovato ostilità da nessuna parte se non a Minsk in un locale “occidentalizzato” in cui il proprietario (una specie di energumeno mafioso con l’Hammer parcheggiato fuori dal locale e un vistoso orologio d’oro al polso) non mi ha voluto far entrare perché nel locale c’era una festa di matrimonio. Ma tanto io non sarei entrato lo stesso ahah!
E’ un popolo che sotto una scorza di ruvida diffidenza e apparente freddezza nasconde invece un cuore amichevole ed espansivo, gentile e poetico e la gente tutta è stata con me di una cortesia delicatissima e affettuosa che non mi ha mai fatto sentire fuori posto o un estraneo. A volte, e dico davvero, mi sembrava di pedalare vicino casa, come se non fossi nemmeno partito.

Capodanno Vecchio

By davide sometti | gennaio 13, 2011

Nel periodo storico antecedente Pietro il Grande (il famoso zar russo, 1672-1725), in Russia si festeggiava il Capodanno ai primi di marzo. Pietro I, un grande riformatore che desiderava avvicinare la propria patria all’Europa, modernizzandola grazie a numerose riforme, emanò tra l’altro un decreto che prevedeva che il primo giorno di ogni anno venisse celebrato il primo di gennaio come negli altri Paesi europei.

In quel periodo, la Russia si atteneva ancora al calendario giuliano. Però, nel 1917, i bolscevichi emanarono un decreto ufficializzando a tutti gli effetti l’adozione del calendario gregoriano, da tanti anni in vigore presso molte nazioni. In quell’anno tuttavia, la differenza di tempo tra calendario giuliano e quello gregoriano consisteva in tredici giorni.

Per rimuovere tale discrepanza, i bolscevichi presero la seguente decisione: il giorno seguente il 31 dicembre 1917 non sarebbe stato il 1° gennaio 1918 bensì il 14 gennaio, in maniera tale da far passare i fatidici tredici giorni.


Ma la Russia è un Paese molto vasto, in cui usi e costumi differiscono spesso tra loro, e quindi non tutti si abituarono ad adottare il calendario gregoriano. In effetti vi sono molte persone che ancora oggi continuano pure a festeggiare il Capodanno che cade il 14 gennaio (Capodanno vecchio) in nome di una bella e simpatica tradizione.
È davvero curioso ricordare che solo in Russia si usa festeggiare il capodanno per ben due volte. La prima assieme a tutto il resto del mondo nella notte dal 31 dicembre al 1° gennaio e la seconda nella notte che va dal 13 al 14 gennaio.
Che cosa significa per i russi festeggiare il nuovo anno in data 14 gennaio? Ognuno dà la propria spiegazione. Per alcuni si tratta di cominciare il nuovo anno con la cosiddetta “foglia bianca” apportatrice di buoni auspici, per altri si desidera semplicemente festeggiare una ricorrenza che affonda le proprie radici in una vecchia usanza.

Va ricordato che il Capodanno Vecchio (14 gennaio) non è considerato giorno festivo in Russia, ma, in omaggio ad una vecchia tradizione, la gente ama dare il benvenuto lo stesso all’anno nuovo.

Per il Capodanno Vecchio non si fanno regali, non si festeggia tutta la notte e in Tv vengono riproposte le stesse trasmissioni andate in onda la sera del 31 dicembre. Si prepara tuttavia una cena festiva, celebrando la ricorrenza in modo più calmo e tranquillo rispetto alla serata del 31 dicembre.

fonte: riadattato da qui

Buon Natale Gregoriano a tutti!

By davide sometti | dicembre 25, 2010

Google dedica il Doodle (il logo sopra la casella di ricerca) anche alla Basilica di San Basilio ubicata in Piazza Rossa a Mosca.

Va ricordato anche a Google che la religione russo-ortodossa ha conservato per le festività religiose il vecchio calendario giuliano e che quindi le date non corrispondono con le festività cattoliche.

Nel 1582, Papa Gregorio XIII riformò il calendario giuliano, che aveva un piccolo difetto di calcolo rispetto al calendario solare e purtroppo non rispettava al meglio l’andamento delle stagioni.

Con il nuovo calendario vennero soppressi ben 10 giorni, dal 5 al 14 ottobre nell’anno 1582, e non furono più considerati bisestili gli anni dei secoli non divisibili per 400.

Questo nuovo calendario, che è quello che ancora oggi usiamo, prese il nome da Papa Gregorio XIII e si chiamò calendario gregoriano.

Questi cambiamenti non furono accettati dalla chiesa ortodossa che infatti continua a celebrare le ricorrenze religiose sulla base del vecchio calendario giuliano.

Per questo motivo il Natale Ortodosso ricade il 7 gennaio del nostro calendario che corrisponde al 25 dicembre del calendario giuliano.

La carica dei russi

By davide sometti | dicembre 12, 2010

fonte: Internazionale, numero 876, 10 dicembre 2010

Per un assaggio di umori russi e modi di reagire ai nuovi poteri, i racconti raccolti in questo volume sono intriganti ed esemplari, e sanno praticare l’irriverenza e la provocazione con un senso dell’umorismo antico, ma reso più aggressivo dalla scoperta brutalità del nuovo capitalismo. Si veda, qui, la “lettera aperta” di Erofeev a Putin che ha per titolo Accoppare gli scrittori nel cesso!

In realtà i tre autori sono accomunati solo dalla scontentezza e dalla difesa della libertà di dire e di criticare. Limonov, che fa anche politica in modi molto azzardati, è più bravo che simpatico. Sorokin, il più noto e “avanguardista”, è più scomodo che appassionante.

Mentre il più stagionato Erofeev non ha affatto lo smalto di Mosca sulla vodka, che ce lo fece così amare a metà degli anni settanta, tradotto da Feltrinelli e vietato in patria. Una cronologia aiuta il lettore a seguire la storia della nuova letteratura russa e delle sue disgrazie dal tempo di Gorbaciov a oggi.

Intanto Sellerio continua a pubblicare il simpatico esule Dovlatov purtroppo defunto (La filiale, sentimentale e spiritoso ancora sui russi negli Stati Uniti), Voland insiste sanamente con Shishkin, Prilepin e Prigov (Eccovi Mosca resta una “guida” onirica e bizzara nel filone dei grandi del passato), e Frassinelli con Ulickaja, buona erede di Čechov.

  • Viktor Erofeev, Eduard Limonov, Vladimir Sorokin, Russian attack. Antologia di racconti russi ordinabile qui.