Beslan, 6 anni dopo
Beslan è una città della Ossezia del nord facente parte della Federazione Russa. L’Ossezia del Nord è una repubblica autonoma situata nel Caucaso del Nord, con popolazione prevalentemente Cristiana Ortodossa e minoranza Musulmana. Le lingue parlate sono l’osseto (lingua iranica) ed il russo.
Perché questa breve introduzione? Ho fatto questa introduzione perché il Caucaso è complicato, complicatissimo, non basta una vita per capirlo. Guardate qui quante etnie, quante lingue, quante religioni ci sono in questo territorio relativamente piccolo. Paragonato al Caucaso il Medio Oriente sembra la Danimarca.
Tra il primo ed il tre settembre 2004, nella scuola numero 1 di Beslan un gruppo di 32 fondamentalisti islamici ceceni occupò l’edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu la fine di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti.
Vi lascio con la lettera di Ennio Bordato*, Presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini sul giornale “l’Adige” (la lettera del 2009 la trovate qui). Inoltre potete ascoltare qui, l’intervista a Radio Mosca.
Perché, ancora una volta, ci ostiniamo a ricordare la strage dei bambini, forse la più efferata della Storia dell’Uomo? Quest’anno, molto probabilmente, le solite poche righe sulle pagine interne dei grandi quotidiani nazionali non appariranno nemmeno più.
Dal 1 settembre del 2004 un filo sottile, ma assai tenace, lega per sempre la gente della cittadina caucasica e tutto il popolo osseto con il Trentino. Da quando, con rara lungimiranza politica ed umana il Presidente della Giunta provinciale decise di ospitare un gruppo di sopravvissuti alla strage investendo la nostra Associazione della gestione del progetto. A pochi giorni dalla strage, non appena le condizioni di salute lo permisero, arrivarono a Trento dalla Clinica RDKB di Mosca sessantatre ex ostaggi della scuola di Beslan.
A quell’accoglienza parteciparono centinaia di trentini che ci aiutarono ad alleviare le sconvolgenti ferite dell’animo degli ospiti, che intervennero per accogliere nel miglior modo possibile quelle persone che sin a pochi giorni prima tutti videro sugli schemi televisivi sporchi, seminudi, sanguinanti, terrorizzati correre all’impazzata, fuggendo da ciò che nessuno prima d’allora pensava potesse incutere terrore: le pareti di una scuola.
Si sa, in politica, soprattutto negli ultimi anni ciò che conta è l’attimo che separa l’accensione della telecamera dal suo spegnimento. Ma in quest’esperienza non fu così. Non fu così perché né la nostra Associazione né la Provincia Autonoma di Trento, alla conclusione di quel primo progetto, lasciarono soli i cittadini di Beslan, proseguendo l’attività di aiuto sino ad oggi.
Beslan significa ancor oggi 186 bambini, di cui 9 in età prescolare, morti a causa della barbarie umana. Beslan significa ancor oggi 147 adulti che tentarono di salvarli e perirono con loro in quella palestra della Scuola più famosa della Storia (e non per le materie d’insegnamento né per il metodo pedagogico …)

186 bambini: quasi dieci classi scolastiche sparite in pochi minuti nel fuoco del soffitto crollato della palestra, nel fuoco delle bombe, delle pallottole.
333 il numero complessivo delle vittime. In 66 famiglie perirono da 2 a 4 persone. 17 bambini rimasero completamente orfani. 810 persone riportarono ferite più o meno invalidanti (compresi i membri delle forze speciali) di cui 479 bambini (44 in età prescolare).
163 feriti gravi di cui 97 bambini. 72 bambini rimasti invalidi permanenti unitamente a 69 adulti.
30.000 cittadini hanno riportato e tuttora riportano più o meno gravi difficoltà emotive e comportamentali, sintomi clinici (ansia, depressione, somatizzazione) e disturbo post-traumatico da stress (DPTS). Ne sono seguite difficoltà sia familiari (coesione familiare, qualità dei rapporti genitori-figli) sia scolastiche (senso di appartenenza, rapporti con i compagni e gli insegnanti, senso di sicurezza nell’ambiente scolastico).
Ci piacerebbe che da qui al decimo anniversario della strage gli insegnanti delle scuole trentine, il primo giorno di scuola, raccontassero ai loro alunni la storia del Bambini di Beslan. Ci piacerebbe che qualche lungimirante Amministrazione dedicasse una strada, una piazza, un giardinetto pubblico alla tragedia di Beslan.
Affinché la durezza inusitata della tragedia osseta non vada dimenticata. Perché ricordare Beslan è dare un significato all’immensa tragedia.
* Ennio Bordato è Presidente dell’”Associazione Aiutateci a Salvare i Bambini” e cura da 6 anni un progetto di recupero per gli ex ostaggi della Scuola numero 1 di Beslan.


settembre 2nd, 2010 at 10:14
Grazie per non permetterci di dimenticare.
Ma non scordiamoci che la commemorazione di una tragedia oltre a ricordarci che chi è sopravvissuto ha ancora bisogno di aiuto, dovrebbe darci l’opportunità di conoscere e riflettere sulle cause che l’hanno scatenata. In questo caso l’ingiustificabile azione di terroristi, scaturita per vendicare ingistificabili azioni di un esercito ‘cosidetto’ regolare. La triste sintesi è che violenza porta violenza.