In USA: obiettivo dottorato
Il blog intervista: Fabio Franch, 28 anni, di Trento.

Sono un dottorando a Morgantown, WV. A breve (forse entro un mese e mezzo, dipende dai prof) finirò e quindi cercherò lavoro sia lì che nel Vecchio Continente. Studio e ho fatto sia l’insegnante di italiano che il ricercatore per il professore che mi segue. Studiando, però, ho avuto anche la possibilità di viaggiare, sfruttando il fatto che la facoltà rimborsa le spese di viaggio per i dottorandi che vanno a presentare un articolo a qualche conferenza. Ho visitato NYC, Washington, Chicago, Atlanta, San Francisco e Pittsburgh.
1. Che cosa ti offrono in più gli USA rispetto all’Italia? Consiglieresti ad altri la tua esperienza?
Di più gli Stati Uniti offrono .. (indovina un pò) .. che si parla l’inglese!!! A parte gli scherzi, mi attrae il fatto che ogni giorno devi interagire con la gente in una lingua diversa da quella che hai parlato per 25 anni della tua vita. Gli USA inoltre mettono a disposizione molti finanziamenti per la ricerca, il che può aiutare molto a trovare un lavoro in questo settore. Forse un dottorato può essere troppo per qualcuno, ma un Master finanziato da qualche istituzione (non pagatelo voi, a meno che non vi piaccia vivere con i debiti sulle spalle) lo suggerisco come valida alternativa ad una specialistica italiana.
2. Come scorre la vita a Morgantown? Hai mantenuto il tuo ritmo di vita inteso come hobby, lavoro o ti sei adattato in toto allo stile americano?
La domanda sembra dire: “Sei ingrassato?” La mia risposta è comunque no, forse perché ho cercato in tutti i modi di mantenere le mie tradizioni e routine. Ogni sabato esco e ogni venerdì mi ritrovo con amici a giocare a calcio, ogni tanto vado pure in palestra per scaricare lo stress e non vado al McDonald. Già a Trento lo evitavo, ora forse anche di più, avendo visto come si può diventare se non ci si tiene alla salute. Per questa risposta mi riferisco allo stereotipo dell’americano, visto che non credo ci sia uno stile americano (ci sono differenze enormi tra nord e sud, tra est e ovest per esempio..)

3. Che cosa consiglieresti di visitare in una tua ipotetica “Lonely Planet” USA?
I must sono sicuramente NYC e Washington..da lì si potrebbe andare a Chicago, ma poi salterei completamente gli stati di mezzo e andrei direttamente in Oregon (sopra la California) a Portland e poi scenderei giù in macchina fino a San Diego, in California vicino al confine con il Messico. Sul tragitto si può visitare città come San Francisco, Los Angeles, e con delle brevi deviazioni Las Vegas e il Gran Canyon. Se ancora non basta, nella zona ci sono dei bellissimi parchi naturali da visitare; se ancora avanza tempo, si può anche fare una sosta nel Texas, lo stato da dove son venuti molti Presidenti americani. A inizio agosto è probabile che sarò impegnato in un viaggio simile per festeggiare la fine degli studi.
4. Chiudiamo con la domanda più scontata ma obbligatoria, che cosa ti manca dell’Europa e dell’Italia in particolare?
Dell’Europa e dell’Italia mi mancano, naturalmente, gli amici con cui ho passato alcuni momenti indimenticabili. Il legame che si stabilisce con alcune persone non viene cancellato nemmeno da un periodo di studi di 3 anni all’estero. Negli Stati Uniti si deve stare *molto* attenti alla salute. Se ti fai male, un gesso ti può costare tranquillamente mille dollari. Con un’assicurazione di base in genere i raggi X non ti costano nulla, ma una risonanza magnetica e un breve incontro con un medico anche non specialista può costare oltre i diecimila dollari (se pensi ti sei rotto legamenti giocando a calcio, questo può essere il tuo caso). Conviene a quel punto prenotare al volo in Italia e farsi curare là se gli studi/il lavoro lo permettono. Non rinunciate al passaporto italiano, anche se avete sposato un’americana!!!

