Ritorno sul Don
Orario: Da martedì a domenica, ore 9.00-18.00. Lunedì chiuso. Ingresso libero.
La mostra Ritorno sul Don (titolo citazione del libro di Mario Rigoni Stern) è stata redatta per ricordare la sventurata e tragica spedizione delle truppe italiane in Russia.
Tratto dall’Ufficio Stampa della Provincia di Trento.
I video, le fotografie, le mappe collocati nella Galleria nera scandiscono la cronologia di una guerra totale: dall’Operazione Barbarossa scatenata da Hitler con l’obiettivo di annientare l’URSS, all’assedio di Leningrado e Mosca, fino all’offensiva del giugno 1942 che porta le truppe tedesche nel bacino del Don e poi sul Volga, all’assedio di Stalingrado.
Dentro questo grande affresco i visitatori troveranno, come un filo rosso, la guerra degli italiani, dalla partenza del primo contingente, il 10 luglio del 1941, al dolente rientro dei superstiti nella primavera del 1943 dopo la disfatta dell’Ottava armata.
La Galleria bianca si apre con una sezione dedicata alla macchina della propaganda bellica del regime fascista che subito inquieta per la sua violenza e per l’aggressivo antisemitismo.
Dalla propaganda si passa al lascito memorialistico, fiorito copiosissimo nei decenni che seguirono la fine del conflitto. Le sofferte memorie dei reduci spesso testimoniano una travagliata maturazione umana e politica.
L’ultimo tratto della Galleria bianca porta i visitatori nella Russia di oggi: a Mosca, a Voronezh, a Rossosh’, divenuti dopo il 1989 i luoghi del confronto tra opposte memorie, i luoghi della ricerca e di una rilettura di quella che per i russi rimane la “grande guerra patriottica”.
Giulio Sapelli: “Non ci sono innocenti davanti al neoliberismo”
di Rinaldo Gianola
“Lei vorrebbe parlare della crisi del capitalismo? Ma sta scherzando? Se lo facciamo in questo Paese ci mettono in galera”. Giulio Sapelli, docente di Storia economica all’Università Statale di Milano, ha il gusto della battuta e della polemica culturale. Discutere con lui del default del capitalismo è come andare a una festa a sorpresa, dove ci si può attendere di tutto.
Professor Sapelli, anche il Financial Times è preoccupato per le condizioni del capitalismo. Magari è morto e nessuno ci ha avvertito?
“Distinguiamo. Il capitalismo neoliberista è fallito, non ci sono dubbi. Il capitalismo tout-court non ancora. Vedremo”.
Un requiem per il neoliberismo?
“Sicuramente, anche se molti continuano a far finta di niente. Il capitalismo neoliberista si è dimostrato incapace di procurare sviluppo e benessere. Nei paesi dell’OCSE si contano 250 milioni di disoccupati di cui almeno 60-70 milioni sono disoccupati strutturali, destinati a restare senza lavoro per sempre. E’ una cosa che fa tremare i polsi perché parliamo di paesi con sistemi politici democratici ed economie avanzate. Oggi misuriamo il fallimento neoliberista. Un secolo dopo dobbiamo rendere omaggio a Rudolf Hilferding che nel suo “Il capitale finanziario” immaginava la prevalenza della finanza sul capitalismo industriale, anche se veniva svillaneggiato da Lenin e Plekhanov“.

Oggi siamo in mezzo ai guai per il neoliberismo…
“Certo. Il neoliberismo si è presentato come un megacapitalismo con qualche cosa in più e di peggio: un nichilismo morale e di massa che ha alimentato l’ingiustizia, la diseguaglianza sociale”.
Data di nascita del capitalismo neoliberista e principali sostenitori-responsabili?
“L’anno è il 1989. Il neoliberismo inizia quando la Securities exchange commission (SEC), la Consob americana, autorizza la libera contrattazione sul mercato dei prodotti derivati, di finanza strutturata.
E’ la svolta, assieme alla nuova disciplina delle banche d’affari e commerciali. Anche in Italia c’è un segnale forte con Amato e Ciampi che mettono in soffitta la legge bancaria del 1936. Inizia la stagione del capitalismo deregolato”.
Adesso fuori i nomi.
“Ronald Reagan, la signora Thatcher. Ma storicamente è sbagliato pensare che il neoliberismo sia solo il prodotto di quella destra. La deregulation come ideologia di massa viene perfezionata e divulgata da Bill Clinton e da Romano Prodi. Nessuno può dirsi innocente davanti ai disastri del neoliberismo. L’unico che in Italia comprese il pericolo di quel nichilismo fu Cossiga, uomo della intelligence democristiana”.
Il capitalismo ha ancora speranza?
“Il suo futuro è incerto. Io spero in un capitalismo ben temperato, polifonico, che convive con imprese non capitalistiche il cui obiettivo non è massimizzare il profitto, ma garantire il lavoro, la collettività. Ho fiducia nella filosofia dell’impresa cooperativa, nella divisione delle ricchezze nelle piccole comunità“.
Ma queste idee non maturano da sole. Ci vorrebbe la politica, non crede?
“Certo. Ma guardiamo la realtà. Le classi politiche del mondo avanzato sono state conquistate o acquistate dal neoliberismo. Non c’è ministro del Tesoro che non sia stato dipendente della Goldman Sachs. In Italia il governo è guidato dall’ex rettore della Bocconi, che dovrebbe salvare la patria. Si rende conto in che condizioni siamo? La Bocconi è portatrice di un’ideologia neoliberista di serie B e Mario Monti è chiamato a fare il guardiano da un capitalismo subalterno, periferico e straccione. Guardi che Gramsci non aveva mica torto quando descriveva il capitalismo italiano”.
Allora siamo tutti morti, non c’è più alcuna speranza politica?
“La politica tornerà, è questione di tempo. Credo nelle minoranze, nei piccoli gruppi. Ho fiducia nei movimenti sociali, anche in quelli che sono apparsi all’improvviso in America, nel mondo a contestare il capitalismo, le ingiustizie, l’arricchimento truffaldino. Ci sono alternative. Grandi paesi come il Canada e l’Australia non sono stati coinvolti nella crisi finanziaria perché hanno forti banche cooperative”.
Da dove ripartire?
“Dal basso, con umiltà, imparando dal passato, ascoltando anche gli insegnamenti delle religioni”.
La religione?
“Ha un ruolo decisivo. Il buddismo in Asia ha temperato il capitalismo. Potrebbe farlo anche il cattolicesimo, così come l’ebraismo ha avuto un’influenza positiva sull’ideologia dei kibbutz. E anche l’Islam: noi siamo preoccupati per la minaccia dell’integralismo, ma le banche islamiche sono istituzioni serie. Ricorda il famoso discorso di Togliatti a Bergamo? La religione è un potente afflato per la rivoluzione, il cambiamento sociale, la giustizia”.
Se il capitalismo è così malmesso perché la sinistra non rialza la testa?
“Perché la sinistra ha perso la sua autonomia culturale. Non propone più nulla, qualcuno scimmiotta il neoliberismo e pensa di apparire moderno. Papa Ratzinger dice cose più di sinistra di certi leader del pd. La questione è culturale. Lo sa perché i signori del Financial Times discutono apertamente del capitalismo e dei suoi limiti? Sono preoccupatissimi di perdere potere e interessi. Sono pronti a tutto per resistere”.
E la nostra Europa?
“La mia generazione aveva in mente gli Stati socialisti d’Europa, non questa dei banchieri centrali bastardi o incompetenti. Dipenderà dalla Germania. Spero che la signora Merkel perda le elezioni, così sarà possibile un cambio di stagione. Helmut Schmidt, storico leader socialdemocratico, ho fatto di recente un grande discorso. Ha detto alla Merkel di non dimenticare che la Germania è morta se cammina davanti all’Europa. Ha avvertito che gli altri paesi non seguiranno un passo prussiano, ha chiesto di non svegliare vecchi spettri. La speranza per noi e l’Europa è la vittoria della Spd. Vorrebbe dire che il socialismo ha ancora un senso”.
fonte: l’Unità del 19 gennaio 2012
Auguri Pirata!
Il 13 gennaio 1970 nasceva il più grande ciclista della storia contemporanea, Marco Pantani.
Le caratteristiche fisiche di Pantani erano fenomenali: capacità polmonare di sei litri, trentaquattro pulsazioni al minuto a riposo e 180 sotto sforzo; la pressione sanguigna a 60/110 ed era in grado di sviluppare una potenza alla soglia di 400 watt.
Centosettantadue cm di altezza per cinquantasette kg di peso forma, Pantani aveva una struttura muscolare da normolineo, con un enorme potenza nelle gambe.

L’hanno fatto fuori per una vicenda torbida di scommesse che ha ben poco a che fare con lo sport e con la fantomatica lotta al doping. Sfido chiunque a pensare che esista un ciclista pulito con 200 km di percorso al giorno per 15 giorni con salite a pendenze assurde.
Le quattro classi di Trenitalia
E tu a che classe appartieni?
- standard: per poveracci
- premium: per poveracci che non ammettono di esserlo
- business: per business man che girano a spalle della Ditta
- executive: per vecchi puttanieri
Benvenuti a “pazzolandia”
La Corea del Nord è l’ultima dittatura di stampo stalinista al mondo.

Vi consiglio caldamente questo video in tre parti, uno dei pochi documentari esistenti al mondo sulla Repubblica Democratica Popolare di Corea.
La Corea del Nord, dopo l’annuncio della morte del “Caro Leader” Kim Jong-il è in totale isolamento e non si riesce a capire quali scenari futuri si prospettano per il 4° esercito più grande del mondo. L’unica certezza è la successione del terzogenito Kim Jong-un che però oltre ad inesperienza governativa vanta un pregiudizio posto in essere dal Confucianesimo in merito alla sua età.
Valle San Felice negli anni ‘60
Ecco un bel filmato degli anni ‘60, girato da Ernesto Berro, sul piccolo paese di Valle San Felice nel Comune di Mori.

Tra i numerosi personaggi del paese ritroviamo: “Nane Morea” Giovanni Benedetti, Filidea Zanella, Biasi Zanella, Carlo “Memele” Ferrari, Carlo “Varam” Girardelli, Pino “Callier” Gelmini, Tullio Pedrai, Gino “Andreom” Finotti, Tullio “Andreom” Finotti, Emanuele Gelmini, Pietro “Pero” Bottanelli, Dott. Less, Gigi Gentili (della cooperativa), “Cia Matara” Carmela Cimonetti, Viola “Rossa” Gelmini, Enzo “Varam”Girardelli, Corrado Gentili, Maddalena Pedrai, Marisa Pedrai, Antonietta Stopazzola, Anita “Monega” Gentili, Regina Pedrai, Renzo Benoni, Giorgio Benoni e parecchi altri.
In foto (vedi sopra) il bisnonno Giovanni Benedetti detto Nane Morea.
Ho dovuto spezzare il filmato in due parti perché la durata supera, seppur di poco, i quindici minuti consentiti da youtube.
Parte 1.
Parte 2.
Aridatece il Cainano
Fra le “impressionanti” misure che il governo dei banchieri si accinge a prendere viene ventilata quella di togliere di mezzo il biglietto da 500 euro o, il che fa lo stesso, di mettere una tassa, operata dalle banche per conto dello Stato, sul deposito o sul prelievo di monete di questo taglio. In un pacchetto di sigarette ci stanno 20 mila euro, in una ventiquattr’ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po’ meno.
Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti, lasciandovi il minimo indispensabile, per metterlo al sicuro in casa propria. E altri li stanno seguendo. Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri.
Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori che temono un crac degli Istituti di credito di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche. Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere “tracciabile” ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura, come pretendono alcuni khomeinisti, a cui ha dato voce Milena Gabanelli, qualsiasi pagamento in contanti.
I pagamenti avverrebbero quindi, in gran parte con assegni, carte di credito, bancomat, bonifici, tutte operazioni sulle quali le banche hanno le loro commissioni. Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno, nemmeno il giornalaio o il fruttivendolo, le accetterebbe (la “fresca” rimarrebbe, forse, solo al tavolo del poker, l’unico luogo pulito di questo Paese marcio fino al midollo).
Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. Io il mio denaro ho diritto di metterlo dove mi garba, di ficcarmelo anche nel culo se così mi piace. Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato.
Se uno Stato non è capace di contrastare l’evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Stato. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo.
Infine non è possibile che lo Stato (che non per niente Nietzsche chiama “il più freddo di tutti i mostri”) si intrufoli attraverso la cosiddetta “tracciabilità” nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che “la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana”.
Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi.
Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Cainano.
fonte: Massimo Fini, il Fatto Quotidiano
Per il 2012 nuove rotte Ryanair da Verona
Oltre alle destinazioni classiche, qui di seguito elencate:
- Madrid;
- Parigi;
- Brussels;
- Pescara;
- Bari;
- Brindisi;
- Palermo;
- Trapani;
- Alghero;
- Londra.
Ci saranno le seguenti novità per il 2012:
- Dublino;
- Edimburgo.
L’Italia in mano ai banchieri
L’Italia è passata da una situazione di discredito internazionale per essere guidata da un’accozzaglia di incompetenti (tralasciando le figuracce comportamentali del leader) ad una che non mi sento di definir migliore per assenza totale di democraticità (chi ha votato questi?) e di assenza di sovranità nazionale (che già scarseggiava dal 1945). Vi lascio con l’intervista a Giulietto Chiesa.
“L’Italia è uno dei Paesi più sani d’Europa dal punto di vista del debito privato, corrispondente al 42% del Pil, mentre Paesi come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e altri sono in condizioni di gran lunga peggiori. Basti pensare alla Gran Bretagna, che è fuori dall’euro, ma con un debito privato del 103% del Pil, praticamente più del doppio dell’Italia. Addirittura, se facciamo la somma del debito pubblico più il debito privato, scopriamo che l’Italia si trova al secondo posto come stabilità finanziaria dopo la Germania”.

Ecco qui il testo dell’intervista completo.
Elettori tié! Ciao Silvio!
A differenza dei “resistenti last minute” devo ammettere che Berlusconi è stato un grande giocatore di poker, senza dubbio il politico più intelligente degli ultimi vent’anni. L’italiano medio è Berlusconi, solo più povero.
Non ha mai fatto i vostri interessi, ciò nonostante l’avete continuato a votare perché spinti da una demagogica sindrome di insicurezza e di mancanza di alternativa (in parte vera).
Vi ha fregati alla grande, perché è stato un politico intelligente, in grado di cavalcare le onde emotive del popolo grazie ai suoi sondaggi ed esperti di marketing. Se pensate che mi sbagli, segnalatemi una cosa positiva che ha fatto nei suoi anni al governo, che vada oltre alla legge anti fumo e alla patente a punti. Il nulla.

Berlusconi se n’è andato, ma non è finito il berlusconismo che vive e vegeta intrinsecamente nell’italiano medio. La seconda Repubblica si chiude con le dimissioni di Berlusconi e si apre un era di austerità con un governo tecnico fatto di banchieri e lobbisti che sono essenzialmente la causa della crisi economica, è interessante notare come chi abbia causato i problemi sia anche chi dovrebbe tentare di curarli (un po’ come mangiar più caramelle per combattere la carie).
Sono convinto che nascerà una forza politica che sarà un misto tra la vecchia Democrazia Cristiana e il PDL (ormai alla frutta) che riuscirà ad ottenere nuovamente la maggioranza parlamentare al massimo in un quinquennio, sarà un partito nuovamente approvato dalla CEI che da una parte tutelerà gli interessi della Chiesa e dall’altra proteggerà le numerose corporazioni italiche, insomma niente di nuovo.
Per il momento fermiamoci a vedere se sarà cambiata la legge elettorale o si tornerà al voto in pochi mesi con questa “porcata”. Come diceva una celebre canzone di Battisti.. lo scopriremo solo vivendo..
Perché non si studia Gramsci?
Antonio Gramsci, a 10 anni (in IV° elementare, 1901), esprimeva concetti e conclusioni che guardando al mondo politico attuale fatto di Brunetta, Sacconi, Gasparri, Santanché, Bossi, Veltroni, Renzi e altri camerieri fa pensare che le teorie darwiniane di evoluzione della specie abbiano trovato una vera e propria eccezione in Italia. Gramsci, che è studiato moltissimo fuori dall’Italia, meriterebbe una maggiore attenzione anche in Patria.
Antonio Gramsci si rivolge all’ipotetico amico che chiama Giovanni per fargli sapere: “Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi. Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale”. E lo stupore cresce di fronte alla consapevolezza che il suo compagno di banco Giovanni abbia deciso di non andare più a scuola, lui che è un privilegiato: “Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non riprenderai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelligente , che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi? Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no resteremo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna”. E quanta amorevole insistenza nelle sue parole: “Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili. Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Francesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillan-tissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare. Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito”. Infine, il saluto, Antonio si rivolge a Giovanni scusandosi per la franchezza del suo dire, dettata dal cuore e dall’affetto: “Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti. Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal Tuo amico Antonio”.

fonte: rielaborato dal Fatto Quotidiano del 12 novembre 2011
Il 3 Novembre ri-inizia il Servizio Pubblico
Mancano ormai pochi giorni all’avvio della trasmissione sperimentale “Comizi d’Amore” condotta da Michele Santoro.
Dove potete vedere la trasmissione?

Per il Trentino Alto Adige, la trasmissione sarà in onda su RTTR, oltre che sul web (www.corriere.it, www.ilfattoquotidiano.it, www.repubblica.it, www.serviziopubblico.it).


